Commissione Europea: Comunicazione sul pilastro europeo dei diritti sociali
Adottato nel 2017 e attuato dal 2021, il Pilastro Europeo dei diritti sociali rappresenta il quadro di riferimento all’interno del quale sviluppare e promuovere in modo coordinato i diritti sociali e migliorare le condizioni di vita e di lavoro nell'Unione Europea. Il progetto ha definito tre obiettivi principali da raggiungere entro il 2030 che riguardano l’occupazione, la formazione e la riduzione della povertà. La Comunicazione della Commissione Europea fornisce aggiornamenti sul raggiungimento degli obiettivi in vista del 2030. Se per quanto riguarda l’occupazione e la riduzione della povertà i risultati raggiunti sono allineati ai target fissati (occupazione al 76,1% nel 2025; persone a rischio di povertà o esclusione sociale diminuite di 3,5 milioni, rimanendo al di sotto dell'obiettivo di riduzione di 15 milioni), sulla formazione sono necessari sforzi maggiori (partecipazione degli adulti a 39,5% nel 2022 rispetto al target del 60%).
La comunicazione tocca anche i temi previdenziali rispetto ai quali evidenzia alcune lacune. L’invecchiamento della popolazione pone i sistemi di welfare sotto pressione ed è quindi fondamentale aumentare la partecipazione al mercato del lavoro. Le disuguaglianze accumulate nel corso della vita in termini di occupazione, retribuzione e attività di caregiver producono divari nei redditi pensionistici (nel 2025 il gap pensionistico di genere nell'UE è stato pari a 23,9%). In conseguenza di ciò i tassi di povertà risultano più elevati per le donne anziane (21,9% per le donne over 65). Il documento chiarisce che un accesso diffuso alla previdenza integrativa può contribuire a mantenere pensioni adeguate per i futuri pensionati, un fattore critico per bilanciare gli effetti che il cambiamento demografico avrà sulle famiglie europee. A tal fine si evidenzia l’adozione del pacchetto pensionistico a fine 2025 contenente misure legislative e politiche tese ad aumentare la partecipazione ai fondi pensione e a migliorare la qualità degli investimenti.
IA Act: Regolamento (UE) 2026/1744 (Omnibus digitale sull’IA)
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE del 24 luglio 2026 il Regolamento (UE) 2026/1744 che contiene le modifiche al Regolamento (UE) 2024/1689 (IA Act) adottate dalla Commissione Europea tramite l’Omnibus digitale del novembre 2025 (l’Omnibus digitale contiene, tra l’altro, modifiche ai regolamenti DORA e GDPR che sono ancora in fase di approvazione). L’IA Act si applica, tra l’altro, ai deployers dei sistemi di IA che hanno il loro luogo di stabilimento o sono situati all'interno dell'Unione. I deployers sono definiti come persone fisiche o giuridiche, autorità pubbliche, agenzie o altri organismi che utilizzano un sistema di IA sotto la propria autorità, tranne nel caso in cui il sistema di IA sia utilizzato nel corso di un'attività personale non professionale.
Tra le modifiche apportate all’IA Act giova ricordare la sostituzione dell’art. 4 dedicato all’alfabetizzazione. L'obbligo per i deployers di formare il proprio personale sull'IA è stato riformulato prevedendo “l’adozione di misure volte a sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione". Viene inserito il nuovo art.4bis che permette ai deployers di sistemi di IA ad alto rischio (es. sistemi di valutazione del merito creditizio per la concessione di prestiti o per la sottoscrizione di polizze assicurative vita e sanitarie) di trattare categorie particolari di dati personali (es. biometrici, origine etnica, salute), ma esclusivamente nella misura in cui sia strettamente necessario per rilevare e correggere distorsioni che potrebbero comportare discriminazioni o impatti negativi sui diritti fondamentali dei soggetti interessati e nel rispetto delle garanzie previste (isolamento dei dati, pseudonimizzazione, cancellazione successiva e divieto di trasmissione a terzi). Viene modificato l’art. 27 che richiede ai deployers di sistemi ad alto rischio di effettuare una valutazione d'impatto sui diritti fondamentali. Nell'effettuare tale valutazione il deployer può considerare la valutazione d'impatto sulla protezione dei dati già effettuata ex art.35 del GDPR. Altra modifica da segnalare riguarda l'applicazione dei requisiti per i sistemi di IA ad alto rischio che viene posticipata dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027.
Il regolamento è in vigore dal 27 luglio 2026, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Commissione Europea: Linee guida per l’attuazione degli obblighi di trasparenza previsti dall’IA Act
La Commissione Europea è tenuta ad adottare linee guida per l'attuazione degli obblighi di trasparenza previsti dall'articolo 50 dell’IA Act che si applicano dal 2 agosto 2026. L'obiettivo è ridurre i rischi di inganno, manipolazione, frode e disinformazione, garantendo che le persone siano consapevoli quando interagiscono con l'IA o con i suoi contenuti, in modo da salvaguardare la fiducia e l'integrità delle informazioni. In vista dell’imminente applicazione degli obblighi la Commissione ha comunque ritenuto utile approvare il contenuto della bozza; le linee guida saranno adottate formalmente in una data successiva, non appena disponibili tutte le versioni linguistiche, e diverranno applicabili esclusivamente a partire da quel momento.
Le linee guida prevedono che i fornitori progettino e sviluppino i sistemi in modo che le persone fisiche siano informate che stanno interagendo con un'intelligenza artificiale. I fornitori di sistemi IA generativi devono garantire che gli output siano contrassegnati in un formato leggibile meccanicamente (machine-readable) e che la loro origine artificiale sia rilevabile. Le soluzioni tecniche implementate devono essere efficaci, interoperabili, robuste e affidabili. I deployers devono informare le persone fisiche esposte all'uso di questi sistemi e devono dichiarare esplicitamente quando un contenuto è stato generato o manipolato. Questo vale, tra l’altro, anche per i testi di interesse pubblico, vale a dire testi generati dall'IA e pubblicati per informare il pubblico. Le informazioni relative a tutti i punti precedenti devono essere fornite in modo chiaro e distinguibile, rispettando i requisiti di accessibilità per le persone con disabilità, e al più tardi al momento della prima interazione o esposizione. Le violazioni degli obblighi di cui all'articolo 50 possono comportare sanzioni amministrative fino a 15.000.000 di euro o fino al 3% del fatturato annuo mondiale, a seconda di quale importo sia maggiore.
Parlamento Europeo: Opinion EMPL Committee
È disponibile il parere della Commissione lavoro e affari sociali (EMPL Committee) sulla proposta di revisione della direttiva IORP 2. Il parere, di natura consultiva, è reso alla Commissione Affari economici e monetari (ECON Committee), che è competente per l’esame della proposte di modifica.
Nel presentare gli emendamenti al testo della Commissione Europea, l’estensore del rapporto per l’ECON Committee ribadisce il primato del sistema pensionistico pubblico, con le pensioni di secondo pilastro erogate dagli IORPs che svolgono un ruolo complementare, che non sostituisce o indebolisce le pensioni pubbliche. Viene altresì ribadito il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva nella progettazione, governance e gestione degli IORPs. Il relatore del parere propone l'istituzione di un Forum europeo delle pensioni che riunisca autorità, parti sociali e società civile per monitorare costantemente le politiche pensionistiche e condividere le migliori pratiche. Per consentire ai lavoratori di fare scelte informate, il Parere pone l’accento sulla disponibilità di informazioni più chiare e comprensibili da veicolare attraverso il Prospetto delle prestazioni pensionistiche standardizzato e i sistemi di tracciamento delle pensioni. In tema di sostenibilità e investimenti prudenti il rapporto propone che gli IORPs integrino i fattori ESG nelle loro strategie e che pongano l’accento sulla prospettiva di lungo periodo anziché privilegiare i risultati di breve termine. Da ultimo, in tema di attività transfrontaliera, da una parte il parere pone l’accento sui vantaggi che possono derivare in termini di economie di scala dai trasferimenti cross border, dall’altro richiede che queste operazioni non generino una concorrenza al ribasso sugli standard sociali e che garantiscano sempre l'informazione e la partecipazione attiva dei soggetti interessati.
Commissione Europea: Demographic transformation in the EU: understanding change and adapting to its consequences
Bruxelles ha pubblicato un rapporto sulla demografia nell’Unione e sui possibili impatti economici delle dinamiche demografiche in atto. La popolazione dovrebbe crescere entro il 2029 fino a 453,3 milioni di persone per poi iniziare a diminuire; il calo delle nascite e l’allungamento della vita raddoppieranno il numero di pensionati per ogni attivo entro la metà del secolo. Quanto ai flussi migratori la Commissione Europea offre un giudizio interlocutorio rilevando che se da una parte il fenomeno attenua il calo naturale della popolazione, da solo, tuttavia, non inverte la tendenza strutturale dell'invecchiamento.
Le tendenze demografiche che si stanno sviluppando avranno un impatto significativo sulle attività economiche e sulle finanze pubbliche. Entro il 2050 si stima una diminuzione della popolazione attiva di oltre un milione di unità; l’aumento della produttività diventa quindi fondamentale per mantenere invariato il contributo del lavoro alla crescita economica. L’invecchiamento della popolazione aumenta la pressione sui sistemi di welfare, in un momento in cui non solo ci saranno meno lavoratori ma anche i salari saranno soggetti a forti pressioni. Da ultimo, la Commissione Europea accende un faro sulle strutture familiari, sempre più unipersonali. L’aumento dei prezzi degli immobili, amplificato dall'affermarsi di nuove strutture familiari, colpisce soprattutto i giovani e influisce sulla decisione di ritardare la formazione di una famiglia.
Demographic transformation in the EU: understanding change and adapting to its consequences