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Tenuta sociale a rischio: ma il mondo della politica è pienamente cosciente? Un baratro annunciato che richiede un grande piano
- Educazione previdenziale
- Fondi pensione
2050. Oltre la metà della popolazione italiana non potrebbe vivere senza forti sussidi e protezioni pubbliche. La povertà giovanile, pur in presenza di una occupazione, è endemica. Tracollano i matrimoni, moltissimi 35-40enni non hanno mai conosciuto una piena autonomia economica e affermano di non aver mai potuto mettere in campo un progetto futuro della loro vita. Rabbia e frustrazione crescono e realizzano effetti non indifferenti di ordine pubblico. Il bilancio dello Stato è ormai sequestrato dalle emergenze sociali, le Finanziarie si riducono a pochi spiccioli appostati sulla crescita reale. La frattura tra generazioni si è pienamente realizzata e non può essere più ricomposta: una piccola “élite” di giovani con studi solidi e internazionali alle spalle (pagati dalle famiglie ovviamente) diventa la vera riserva indiana di coloro che ce l’hanno fatta occupando la quasi totalità delle funzioni della classe dirigente pubblica e privata. L’ascensore sociale non si muove più.
Vi piacerebbe vivere in questo mondo, lo ritenete fantascienza? Eppure i dati esposti di seguito certamente non lo escludono, anche se una parte del mondo degli studiosi ritiene che ci saranno correzioni sufficienti ad evitare la catastrofe. Sia chiaro, queste tematiche, a parte il colossale debito pubblico, interessano molti Paesi europei e rappresentano, a nostro parere, la sfida più grande che le dirigenze politiche avranno di fronte. Per la quota parte di professionisti italiani, comunque quasi 2 milioni, il contesto si arricchisce degli esiti imprevedibili dell’intelligenza artificiale in termini occupazionali, di reddito, di sopravvivenza stessa di alcune professioni.
Entro il 2050 la popolazione scenderà a 54,8 milioni, con la fascia 15-64 anni ridotta al 54,3% e gli over-65 al 34,5%. La spesa pensionistica schizzerà al 17,1% del Pil entro il 2040, con un pensionato ogni occupato vicino al 90%. La crisi è già realtà: Istat prevede 3,1 milioni di lavoratori in meno entro il 2040, mentre Inps calcola un +25% di spesa previdenziale tra 2019 e 2025. Senza contromisure, il tasso di sostituzione netto – quanto di stipendio resta in pensione – crollerà sotto il 60% per chi è nato dopo il 1995, frenando consumi e crescita fino a -10% del Pil potenziale.
Il modello italiano sotto assedio
Il welfare tricolore è un “familista mediterraneo” (come ha dimostrato il professor Mauro Marè nel suo ultimo lavoro accademico), dominato dal primo pilastro pubblico pay-as-you-go che copre il 76% delle pensioni. Il secondo pilastro – fondi negoziali e Pip – arranca con 10 milioni di aderenti (1,8% Pil), nonostante un boom di iscrizioni (+4% annuo). I giovani under-35 sono solo al 19,9%, penalizzati da carriere discontinue che tagliano gli accumuli del 20-30%. I dati Covip 2025 sono incoraggianti: il 65% delle nuove iscrizioni under-25, ma persistono divari Nord-Sud (15 punti) e un gap con i modelli nordici, dove la copertura tocca l’80% grazie a pilastri capitalizzati obbligatori.
Ecco le proiezioni choc:
|
Anno |
Popolazione (mln) |
Forza lavoro 15-64 (%) |
Spesapensioni/Pil (%) |
Pensioni/occupati (%) |
|
2025 |
58,9 |
63,5 |
15,3 |
76,4 |
|
2040 |
55,0 |
57,0 |
17,1 |
85,0 |
|
2050 |
54,8 |
54,3 |
16,0 |
90,0 |
Due scenari: collasso o rinascita?
Scenario base – catastrofe demografica: A legislazione vigente, la spesa pensionistica resta al 16% del Pil nel 2050, ma i giovani disertano i fondi per timore di rendimenti incerti. Risultato: Pil in calo del 2% annuo, welfare al collasso.
Scenario riformato – la via di Panetta: Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta indica la strada della sussidiarietà: razionalizzare la governance con Iorpe 2 e PePP europeo, azzerare costi per under-41 (come il piano “Futuro Me” di Fondapi), spingere fusioni tra fondi per economie di scala. Investire welfare su formazione e “capitale umano” potrebbe aggiungere 2,8 milioni di occupati (donne, giovani, senior), gonfiando il Pil del 10,6% e tagliando il deficit di spesa di 3-4 punti.
Un +1% di occupazione riduce già la pressione fiscale di 0,5 punti, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio. I nordici insegnano: secondo pilastro obbligatorio garantisce +15% di tasso di sostituzione netto.
Le mosse urgenti per evitare la frattura generazionale
Sarebbe bello avere la ricetta in tasca, certamente l’inazione porta al disastro. Alcune linee guida potrebbero essere utili. Come usare con forza la leva fiscale per incentivare il risparmio previdenziale dei giovani, così come strumenti di copertura sanitaria e assicurativa in generale. Spingere sulla formazione di lungo periodo per mantenere occupati anche gli ultra 55 come accaduto di recente con una crescita di circa un milione di posizioni.
Pensare ad una “previdenza d’onore”, sul modello dei prestiti d’onore in funzione in molti Paesi a copertura delle spese universitarie. La differenza starebbe nell’alimentare le posizioni previdenziali molto presto con effetti moltiplicativi enormi sui montanti futuri. Il capitale sarebbe restituito con il tempo a tasso zero. Invitare tutti i fondi che investono in start-up, in particolare quelli di derivazione pubblica, ad appostare parti significative dei rendimenti sulla previdenza dei lavoratori coinvolti. Una bella “gara” nazionale per esprimere idee su questo versante sarebbe solo utile. Ma qual è il grado di coscienza della Politica?
Andrea Camporese
Laureato in filosofia, già presidente Inpgi, dell’Associazione degli Enti Professionali privati e Privatizzati (Adepp) e della Associazione europea degli Enti Previdenziali dei Professionisti. Giornalista professionista Rai per oltre 20 anni, svolge attività di ricerca nel settore del welfare, della previdenza e della tecnologia applicata. Dal 2017 ha collaborato con grandi operatori privati nel delineare progetti sull’economia reale ad impatto sociale.