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T+1 in Europa: la svolta silenziosa

Agnese Spina
02 luglio 2026
TEMI MEFOP
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  • Fondi pensione

Quando si parla di innovazione nei mercati finanziari, spesso si pensa a tecnologie sofisticate o a nuovi strumenti di investimento. In realtà, alcune delle trasformazioni più rilevanti avvengono dietro le quinte, nel funzionamento quotidiano delle infrastrutture di mercato. È proprio questo il caso del T+1, ossia il passaggio da un ciclo di regolamento delle operazioni in due giorni (T+2) a un solo giorno lavorativo dopo la negoziazione.

A prima vista, potrebbe sembrare una modifica puramente tecnica, ma in realtà rappresenta una vera e propria rivoluzione operativa. Ridurre di un giorno il tempo necessario per regolare una transazione significa comprimere tutte le attività post-trade, dall’allocazione alle conferme, fino all’invio delle istruzioni di regolamento, in una finestra temporale molto più ristretta. Non c’è più spazio per ritardi o interventi manuali: tutto deve funzionare in modo fluido, automatizzato e perfettamente coordinato.

Il progetto europeo di transizione al T+1 si inserisce in un contesto globale dove altri mercati, come quello statunitense, hanno già completato il passaggio. L’Unione Europea ha scelto un approccio coordinato, con una roadmap condivisa a livello di industry e una data obiettivo fissata all’11 ottobre 2027, che rappresenta il traguardo per l’adozione del nuovo ciclo in tutti i mercati europei. Questo percorso richiede una preparazione significativa già nel corso del 2026, con attività di adeguamento progressivo da parte di tutti gli attori coinvolti. 

Per i fondi pensione e le casse di previdenza, il cambiamento è tutt’altro che neutro. Questi investitori istituzionali operano tipicamente attraverso una rete articolata composta da gestori finanziari, controparti e banche depositarie. In un contesto T+1, le tempistiche diventano estremamente stringenti e la qualità dei flussi informativi assume un ruolo centrale. Le conferme delle operazioni devono avvenire entro la stessa giornata di negoziazione, e qualsiasi discrepanza deve essere risolta immediatamente, senza possibilità di rinvio al giorno successivo. 

Questo implica una profonda revisione dei modelli operativi. Le attività che oggi possono essere gestite in modalità semi-manuale o differita devono evolvere verso processi completamente automatizzati e “straight through processing”. Inoltre, la gestione della liquidità e delle disponibilità titoli deve diventare molto più proattiva, con sistemi in grado di anticipare fabbisogni e movimentazioni già nella giornata di negoziazione.

Un altro aspetto cruciale riguarda il rapporto tra i diversi attori della catena. Il passaggio a T+1 rende necessario rivedere e rafforzare la contrattualistica esistente tra fondi, gestori e banca depositaria. Gli accordi di servizio, in particolare, devono essere aggiornati per riflettere i nuovi cut-off operativi, le responsabilità in termini di tempestività e la necessità di standardizzazione dei flussi. Non si tratta solo di una formalità contrattuale, ma di un elemento chiave per evitare inefficienze e disallineamenti che, in un contesto così compresso, si tradurrebbero rapidamente in mancati regolamenti.

In questo scenario, anche il tema delle penali assume una rilevanza ancora maggiore. Il regime di settlement discipline previsto a livello europeo resta pienamente applicabile e, con il passaggio a T+1, il rischio di incorrere in fail e conseguenti penalità aumenta naturalmente, proprio a causa della riduzione dei tempi disponibili per correggere eventuali errori. In altre parole, mentre il regime delle penali resta sostanzialmente invariato, la regolamentazione si sta spostando da un modello “penalizzare il fail” a uno basato su prevenire il fail.

Non va inoltre sottovalutata la complessità del contesto europeo, caratterizzato da una pluralità di mercati, valute e infrastrutture. A differenza di altri contesti più omogenei, l’Europa deve coordinare 27 mercati e numerose controparti centrali e depositari centrali, rendendo il percorso di transizione particolarmente articolato e basato su una forte collaborazione tra operatori. 

In definitiva, il T+1 non è solo un cambiamento tecnico, ma un’evoluzione strutturale che spinge l’intero ecosistema finanziario verso modelli più efficienti, digitalizzati e resilienti. Per i fondi pensione e le casse di previdenza, rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità: una sfida, perché richiede adeguamenti significativi a livello operativo e contrattuale; un’opportunità, perché consente di ridurre il rischio complessivo e migliorare l’efficienza degli investimenti nel lungo periodo.

Come spesso accade nei mercati finanziari, le trasformazioni più importanti sono quelle meno visibili. Il T+1 è una di queste: silenziosa, ma destinata a cambiare in profondità il modo in cui il denaro e i titoli si muovono ogni giorno nei mercati europei.

 

Agnese Spina

Head of Clearing & Settlement Services presso Societe Generale Securities Services S.p.A., con esperienza in post-trade, regolamentazione europea e trasformazione dei processi operativi nei mercati finanziari.