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Comunicare con “leggerezza” il welfare

01/10/2018 - Giuseppe Rocconessun commento

Il nostro sistema di welfare appare in perenne movimento, alla ricerca di un equilibrio che non appare mai definitivo sia in considerazione dell’andamento della piramide demografica e dei vincoli di finanza pubblica ma anche dell’evoluzione del mondo di lavoro e dell’indebolimento della rete di protezione familiare.

Esempio eloquente sembra essere rappresentato dall’ordinamento previdenziale, oggetto di un ciclo continuo di riforme che dagli anni Novanta si susseguono con una frequenza notevolissima con un rinnovarsi di meccanismi, di formule che a volte si ripropongono nel tempo (si pensi alle “quote”) e un proliferare di confronti politici, dibattiti e proposte. Anche per gli addetti ai lavori diventa a volte difficile essere aggiornati “a la dernière page”. 

Spettatore del “fluire delle regole” è il cittadino che, di fronte ad una tendenza che porta ad un parziale ridimensionamento delle prestazioni del Welfare State, dovrebbe essere in grado di compensare il “gap”, nel “migliore dei mondi possibili” come nel Candido di Voltaire, utilizzando le soluzioni che la regolamentazione del nostro sistema e la contrattazione collettiva pongono a disposizione, dai fondi pensione ai fondi sanitari, alle possibilità del welfare aziendale, cogliendo anche i notevoli benefici fiscali e contributivi previsti.

Passando dall’”ideale al reale” la sensazione sempre più marcata è che i livelli di adesione ai diversi strumenti, che si posizionano al di sotto di quelle che sembrerebbero essere le necessità concrete, scontino non un deficit di consapevolezza delle esigenze ma piuttosto la percezione di una incertezza normativa dettata dal “panta rei” normativo che si traduce talvolta in stato di tensione emotiva (in più di una ricerca si evidenzia come la parola “pensione” faccia rima con “preoccupazione”) e una diffusa non conoscenza delle finalità, dei meccanismi di funzionamento e delle agevolazioni previste per le soluzioni utilizzabili.

Diventa allora importante “raccontare” il “divenire” del nostro welfare in maniera “leggera” e non “ansiogena”, partendo dal perché accadano le modifiche, illustrando i diversi profili tecnici in maniera divulgativa, utilizzando parole semplici, e ponendo in evidenza i temi di novità che devono essere affrontati dai cittadini (si pensi al “rischio longevità”, il rischio cioè di “sopravvivere al proprio reddito).

Il tutto partendo dal presupposto che il nostro agire, al di là dei profili di conoscenza tecnica, discende anche e soprattutto dalla ricerca del “buon senso applicato”. Partendo da questi convincimenti è nata un’idea “diversa” di raccontare.

Le vie per raccontare il divenire del nostro welfare

Come in “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust, di fronte alla notizia di un risparmiatore che era alla ricerca di chi gli potesse offrire alti rendimenti a rischio zero, il ricordo è andato alla favola di Pinocchio in cui il burattino che si recava al Campo dei miracoli a sotterrare gli zecchini d’oro fu ammonito dal Grillo Parlante che lo esortava a non fidarsi di chi lo volesse rendere ricco dalla sera alla mattina perché di solito o si trattava di ladri o di imbroglioni.  

È nato allora il QuadernoLa previdenza raccontata con le favole”, il tentativo di narrare il sistema pensionistico previdenziale nei suoi diversi aspetti riscoprendo la saggezza degli antichi e dei moderni, e provando ad applicarla alla costruzione di un percorso di più efficace di comprensione. 

Proseguendo nel percorso il secondo step è stato il nuovo Quaderno “Previdenza in Note”, cercando di raccontare il sistema pensionistico in maniera “musicale”, utilizzando i testi delle canzoni anche per rivolgersi in maniera più diretta ai giovani, che pagano sempre più un “dividendo di generazione”. Se sant’Agostino sosteneva che “Chi canta prega due volte” l’auspicio voleva essere che anche con la musica si potesse imparare.

Ulteriore via è stata poi quella dell’utilizzo degli aforismi, ampliando lo spettrogramma di osservazione all’intero sistema di welfare. La “terza via”, on line, sul sito di education www.sonoprevidente.it, il Welfare in aforismi, è stata quella di provare a coniugare l’immediatezza del messaggio con la brevità dei concetti, in coerenza con i dettami delle Autorità di vigilanza che suggeriscono di evitare un overloading di informazioni. Last but not least, pubblicazione in corso, è Rime di Welfare, sempre on line sullo stesso sito, il welfare raccontato utilizzando i versi delle poesie.

Mutuando terminologia giuridica i tentativi implementati non sono “obbligazioni di risultati” ma “obbligazioni di mezzi”. L’auspicio è di potere essere al servizio della utilità generale. 

Lo spirito è quello del colibrì che in una bella favola africana risponde al leone che lo schernisce per il suo tentativo di spegnere l’incendio della savana, «io faccio la mia parte, e questo crea la differenza».

Categorie: Fondi pensione, Casse di previdenza Temi: Previdenza per tutti
  • Giuseppe Rocco

    Laureato nel 1992 in Economia e Commercio all’Università Federico II di Napoli, è impegnato da molti anni nell’attività di divulgazione previdenziale e del welfare in generale, collaborando come dirigente sindacale con il Dipartimento Welfare e con il Dipartimento Comunicazione della First Cisl, (è autore delle riviste Incontri e Futuro Attuale). È stato membrod ell’Occupational Pensions Stakeholder Group dell’Eiopa .È autore dei Quaderni Mefop “La previdenza raccontata con le favole”, “La previdenza in note” e , sul sito www.sonoprevidente.it , di Welfare in Aforismi e Rime di Welfare

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