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Assistenza e disabilità: le novità del Piano nazionale 2025–2027
- Sanità integrativa
- Fondi sanitari
Il Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 è attualmente in fase di valutazione e, pur in continuità con il percorso già avviato nel triennio 2022-2024, si colloca oggi in una fase di profondo cambiamento del sistema di welfare italiano. Il contesto attuale è segnato da due importanti interventi normativi di assoluto rilievo: il decreto legislativo n. 62 del 2024, dedicato alla disabilità, e il decreto legislativo n. 29 del 2024, incentrato sulle politiche per la popolazione anziana, in attuazione della legge delega 33/2023.
In tale scenario, il Piano 2025-2027 è chiamato ad accompagnare e governare un processo di transizione già iniziato e destinato a svilupparsi lungo tutto il triennio. Gli obiettivi prioritari riguardano il rafforzamento dei servizi territoriali, l’incentivazione della permanenza al proprio domicilio, lo sviluppo di percorsi di vita indipendente e la prevenzione dell’istituzionalizzazione, nella consapevolezza che il raggiungimento di tali obiettivi richiede la strutturazione di un modello integrato di interventi sanitari e sociali appropriatamente individuati a partire dalle specifiche esigenze del soggetto non autosufficiente.
Risorse finanziarie e criteri di riparto
Le risorse stanziate per il Fondo per le non autosufficienze risultano pari a 982 mln euro per il 2025, 934 mln euro per il 2026 e 1,1 mld euro per il 2027.
Il fondo è suddiviso in specifiche quote di destinazione, a cui si applicano criteri di riparto che tengono conto delle caratteristiche della popolazione e dei bisogni espressi nei diversi territori, con particolare attenzione alla componente anziana, alla presenza di persone con disabilità grave e alla necessità di garantire equità nella distribuzione delle risorse.
Le quote individuate dal Piano sono:
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14,64 mln euro per la realizzazione di progetti di vita indipendente ai sensi del D.P.C.M. del 21 novembre del 2019
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300 mln euro per l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps) destinati agli interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti, secondo le modalità stabilite dal Piano nazionale per l'assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana di cui all’articolo 2 comma 3 della legge n. 33/2023. Tale quota è così suddivisa:
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250 mln per gli interventi LEPS destinati agli anziani (cfr. Tabella 4 del DPCM)
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50 mln euro per finanziare le assunzioni di personale con professionalità sociale necessario al rafforzamento dei Punti Unici di Accesso (PUA), sportelli di accesso al sistema integrato di servizi sanitari, sociali e sociosanitari.
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605,12 mln euro nel 2025, 619,93 mln euro nel 2026 e 793,83 mln euro per il 2027 come quota indistinta utilizzata dalle regioni in funzione delle specificità dei diversi contesti territoriali, tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità in condizione di non autosufficienza e delle persone anziane non autosufficienti, nonché della necessità di garantire la continuità dei servizi e dei sostegni già assicurati a carico delle precedenti programmazioni.
Il Fondo per il 2025 si rafforza grazie a uno stanziamento straordinario di 62,5 milioni di euro, disposto con il DMT n. 239688 del 3 dicembre 2025, che ha previsto il trasferimento di tali risorse dal Fondo per i caregiver familiari al Fondo per le non autosufficienze.
Questa dotazione aggiuntiva consentirà di garantire la continuità assistenziale nelle Regioni maggiormente penalizzate dall’introduzione dei nuovi criteri di riparto, contribuendo al contempo a potenziare i servizi essenziali destinati alla popolazione anziana e a rafforzare complessivamente il sistema di supporto alla non autosufficienza.
La nuova platea di destinatari
La novità più rilevante del piano è l’ambito soggettivo di applicazione, che si rivolge esclusivamente alle persone con disabilità non autosufficienti o parzialmente non autosufficienti, che abbiano un’età fino a 70 anni. Rientrano nelle condizioni di parziale non autosufficienza quelle persone che, in virtù di particolari condizioni di salute bio-psico-fisica o sociali o di relazione e senza un’assistenza continua, vedono comunque fortemente limitata la partecipazione ai propri contesti di vita, esponendole a rischi di marginalizzazione o al peggioramento delle proprie condizioni di vita e relazione. Tale riduzione dell’ambito di applicazione del piano è conseguenza diretta dell’emanazione della legge delega del 23 marzo del 2023 e il relativo decreto attuativo n. 29 del 15 marzo 2024. Nell’ambito di tale legge il legislatore ha deciso l’emanazione di un Piano specificatamente dedicato alle persone anziane non autosufficienti, introducendo uno strumento programmatorio dedicato a questa particolare fascia di popolazione. Nello specifico l’art. 2 comma 3 lettera a) della suddetta legge ha previsto che tale piano sostituisca, per la parte inerente alla popolazione anziana, il Piano per la non autosufficienza.
Il governo del sistema
La governance del sistema di non autosufficienza si fonda su un’articolazione multilivello che prevede il coinvolgimento di diversi soggetti: Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero della salute, Ministro per le disabilità, regioni, ambiti territoriali sociali (ATS), distretti socio-sanitari e aziende sanitarie.
Sul territorio la regia e il coordinamento degli interventi sono affidati agli ATS in stretta sinergia con i distretti socio-sanitari; per realizzare un’efficace integrazione a livello territoriale è necessaria una programmazione congiunta, da attuarsi attraverso specifici accordi formali che definiscano responsabilità, strumenti e modalità operative della collaborazione, al fine di garantire un’azione realmente integrata. Tale sistema integrato di servizi trova la sua concreta evidenza nel Progetto di vita/ Progetto assistenziale individualizzato, con il quale si mira a fornire una presa in carico globale della persona. Lo strumento fondamentale per realizzare questa sinergia è il “budget di progetto”, ovvero un paniere di risorse economiche, di natura sociale e sanitaria messe a disposizione dai soggetti coinvolti per l’attuazione del progetto nonché per la sua continuità e sostenibilità nel tempo. In questo quadro, assume particolare rilievo anche il principio della continuità assistenziale, volto a garantire la stabilità degli interventi già attivati e a evitare interruzioni nei percorsi di presa in carico. Il budget di progetto, seguendo il principio di autodeterminazione dettato dall’ONU, è gestito, ove possibile, con un crescente grado di autonomia del soggetto non autosufficiente. A livello organizzativo assumono un ruolo fondamentale i PUA (Punti Unici di Accesso) che rappresentano un punto di riferimento per la programmazione locale rappresentando la porta d'ingresso unitaria al sistema integrato dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari. I PUA garantiscono un accesso semplificato, coordinato e unificato alla rete territoriale e favoriscono la continuità degli interventi e la personalizzazione dei percorsi di assistenza.
Nuova valutazione unificata
Un ruolo centrale nel nuovo impianto del Piano è assunto dal sistema di valutazione multidimensionale, che rappresenta il presupposto per costruire una presa in carico realmente integrata e calibrata sui bisogni della persona. Il percorso si attiva già al momento dell’accesso ai servizi, di norma attraverso i Punti Unici di Accesso (PUA), dove viene effettuata una prima valutazione della condizione del soggetto richiedente. A questa fase può seguire l’accertamento formale della condizione di disabilità o non autosufficienza, che mantiene una funzione essenzialmente certificativa e, anche alla luce del rafforzamento del ruolo degli enti preposti, consente l’accesso alle misure previste. La valutazione in senso proprio è invece affidata alle Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM), équipe composte da diverse professionalità che operano in modo integrato. L’analisi viene condotta secondo un approccio bio-psico-sociale, che tiene insieme condizioni di salute, livello di autonomia, contesto di vita e rete relazionale, valorizzando al contempo le preferenze e gli obiettivi della persona. Su questa base viene definito il profilo di funzionamento e vengono individuati i bisogni prioritari, a partire dai quali si costruisce il Progetto Assistenziale Individualizzato o il più ampio Progetto di vita. In questa prospettiva, la valutazione non è un passaggio isolato, ma un processo che accompagna nel tempo la presa in carico, consentendo di adattare gli interventi all’evoluzione delle condizioni e di garantire maggiore coerenza ed efficacia complessiva del sistema.
Progetti di vita indipendente e inclusione nella società delle persone con disabilità
I progetti di vita indipendente, entrati nella programmazione ordinaria con il Piano 2019-2021, nascono ispirandosi alla Convenzione ONU del 2006 sui diritti delle persone con disabilità.
La suddetta Convenzione rappresenta un reale cambio di paradigma nell’approccio al tema della disabilità e mira a garantire il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità in situazione di eguaglianza con gli altri per garantirne la piena inclusione all’interno della società.
I Progetti di vita indipendente e inclusione nella società delle persone con disabilità sono rivolti prevalentemente a persone maggiorenni con disabilità non legata all’invecchiamento, con priorità per coloro che presentano bisogni di sostegno più elevati o che necessitano di percorsi di de-istituzionalizzazione. Al centro di questi interventi vi è la costruzione di un progetto personalizzato, definito con il coinvolgimento diretto della persona interessata, nel rispetto del principio di autodeterminazione. Le azioni previste possono includere il supporto di un assistente personale, figura indispensabile per l’organizzazione di un progetto di vita indipendente, interventi per favorire l’inclusione sociale e lavorativa, misure per la mobilità e soluzioni di domotica per migliorare la sicurezza e l’autonomia abitativa, al fine di contrastare ogni forma di segregazione.
Particolare rilievo è attribuito proprio al tema dell’abitare indipendente, attraverso la promozione di soluzioni di housing e co-housing sociale e la sperimentazione di forme innovative dell’abitare sociale.
In questa prospettiva, il Piano rafforza il passaggio da un sistema fondato sull’erogazione di singole prestazioni a un modello centrato sul progetto di vita, inteso come strumento unitario in grado di ricomporre in modo coerente tutti gli interventi necessari alla persona, perseguendo uno dei principali obiettivi annunciati.
Maria Dilorenzo
Mefop
In Mefop dal 2011. Laureata con lode in Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari. Si occupa di analisi statistica, economica e finanziaria nonchè dei temi Esg. È responsabile della progettazione e dello sviluppo del database Mefop Previ|DATA. Segue gli aspetti organizzativi e statistici dei fondi sanitari.