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AdEPP scatta la fotografia delle Casse a fine 2018

03/02/2020 - Antonello Motroninessun commento

Come di consueto l’AdEPP fornisce ogni anno, nell’ambito del Rapporto sulla previdenza privata giunto ormai alla nona edizione, una istantanea sullo stato di salute degli Enti associati. Può quindi essere interessante dare evidenza delle principali dinamiche demografiche in atto nel settore, stante la rilevanza di tali variabili ai fini dei profili di sostenibilità.

A fine 2018 il totale degli iscritti attivi (totale contribuenti) si è attestato a 1.649.263, in crescita dell’1,3% rispetto al 2017. Il totale non considera Casagit e Onaosi, enti che hanno natura assistenziale e i cui iscritti sono già per gran parte inclusi in Inpgi – in riferimento a Casagit - e all'interno degli enti che operano nel settore sanitario.

Continua a crescere il numero dei pensionati che, per rafforzare l’adeguatezza delle prestazioni previdenziali, prosegue nel versamento dei contributi anche dopo aver iniziato a percepire la prestazione pensionistica. La logica del contributivo, infatti, incentiva a prolungare la fase di contribuzione poiché così facendo si maturano trattamenti economicamente più vantaggiosi.

A fine 2018 i contribuenti pensionati attivi, pur ancora marginali, sono stati pari a 85.683, in progresso del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2017. Rispetto al 2005 (primo anno per cui tale informazione è disponibile) gli appartenenti a questo sottogruppo si sono più che raddoppiati (+102,4% rispetto ai 42.332 pensionati attivi del 2005). La crescita di questi iscritti è stata particolarmente rilevante tra il 2007 e il 2009 per poi affievolirsi progressivamente e riprendersi tra il 2014 e il 2017.  

Gli aderenti alle Casse di previdenza possono esercitare l’attività libero professionale o un lavoro dipendente. Il rapporto AdEPP contiene una serie di analisi che consentono di confrontare l’andamento della partecipazione agli enti pensionistici con l’evoluzione della platea lavorativa di riferimento (lavoratori dipendenti e liberi professionisti).

Se l’andamento degli iscritti attivi all’AdEPP (totale contribuenti) ricalca nella sostanza quello degli esercenti la libera professione, il raffronto con le tendenze in atto tra i lavoratori dipendenti evidenzia come la flessione intervenuta tra il 2012 e il 2013 tra questi ultimi ha avuto ricadute trascurabili sulla crescita delle iscrizioni alle Casse di previdenza.

Il rapporto AdEPP conferma il progressivo invecchiamento degli aderenti, ormai in atto da alcuni anni. L’analisi per classi di età evidenzia ancora una volta come la coorte più numerosa sia quella dei professionisti con età compresa tra 40 e 50 anni (25% del totale). Tra il 2005 e il 2018 l’incidenza percentuale degli iscritti con meno di 40 anni si è ridotta di 13 punti percentuali passando dal 41% al 28% del totale. L’ageing degli iscritti è confermato anche dalla crescita dell’età media che è passata da 44,3 anni nel 2005 a 48,1 anni nel 2018. Dal raffronto con l’età media del resto degli occupati italiani emergono considerazioni interessanti.

L’età media dei liberi professionisti iscritti all’AdEPP è, infatti, più elevata rispetto a quella degli altri occupati  (44,3 anni vs. 39,8 nel 2005; 48,1 vs. 44 nel 2018); tale caratteristica può essere attribuita all’elevata qualificazione professionale che è richiesta per poter svolgere l’attività libero professionale (conseguimento di una laurea, svolgimento di un periodo di tirocinio e superamento dell’esame di stato per potersi iscrivere all’albo della libera professione). Se si pone l’accento sulla dinamica di crescita dell’età media, tuttavia, la tendenza in atto tra la popolazione degli occupati italiani risulta essere più marcata rispetto a quella che si registra tra i liberi professionisti. Se infatti nel primo caso la crescita dell’età media è stata di poco inferiore ai 4 anni (da 44,3 a 48,1 anni), nel secondo la crescita è stata superiore a tale soglia (da 39,8 a 44 anni).

Seppure in diminuzione, il rapporto AdEPP evidenzia la permanenza di un accentuato gender gap: a fine 2018 le iscritte hanno rappresentato poco meno del 40% degli aderenti totali (39,8%); si tratta, comunque, di una dinamica in miglioramento poiché nell’ultimo decennio tale percentuale è salita di 9,7 punti percentuali (30,1% nel 2007). Inoltre, l’analisi per classi di età evidenzia come nelle coorti più giovani la presenza femminile sia preminente rispetto a quella maschile (55,3% vs.44,7% nella classe fino a 30 anni; 52,2% vs. 47,8% nella classe 30-40 anni). Tale rapporto di forza si inverte con l’aumentare dell’età poiché a partire dalla coorte dei 40-50enni la composizione percentuale tra uomini e donne diventa favorevole ai primi.  

 

Categorie: Casse di previdenza Temi: Longevità
  • Antonello Motronimotroni@mefop.it

    In Mefop dal 2006. Laureato in Economia e Commercio, si occupa di analisi economica e finanziaria ed è co-responsabile della gestione di Previ|DATA. Si occupa dei profili comunitari della previdenza integrativa.

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