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Oltre l’equilibrio: l’adeguatezza delle prestazioni delle Casse di previdenza

06/05/2019 - Luca Di Gialleonardonessun commento

Le Casse di previdenza hanno autonomia nella definizione delle regole relative ai livelli contributivi, ai requisiti di accesso alla pensione e al metodo di calcolo delle prestazioni. Tale autonomia è soggetta tuttavia all’obbligo di mantenere un equilibrio tra le entrate contributive e le uscite pensionistiche, garantendo una stabilità dell’ente nel lungo periodo.

L’orizzonte temporale di riferimento per l’analisi dell’equilibrio è stato progressivamente innalzato dal legislatore, portando diverse Casse previdenziali a evidenziare possibili squilibri dovuti a una variazione della composizione della platea di riferimento.

Da tali analisi è emersa la necessità, per molti enti, di intervenire con modifiche regolamentari dirette a un riequilibrio, agendo sulle classiche tre leve a disposizione di un riformatore: innalzamento dei livelli contributivi, revisione del calcolo delle prestazioni, inasprimento dei requisiti di accesso.

Partendo dal presupposto che l’equilibrio di lungo periodo sia ormai acquisito o in via di ottenimento da tutti gli enti previdenziali, diventa interessante valutare quanto tale stabilità debba essere ottenuta a scapito dell’adeguatezza della copertura pensionistica assicurata ai liberi professionisti.

Adeguatezza delle pensioni

In prima istanza è importante definire il concetto di adeguatezza.

Quando una pensione può essere definita adeguata?

Si tratta ovviamente di un concetto del tutto soggettivo, perché implica un’analisi delle necessità di consumo e risparmio del singolo individuo e deve tener conto di eventuali altri redditi disponibili dopo il pensionamento, nonché di valutazioni che non toccano solo il periodo che si sta vivendo, ma anche le aspettative di lungo periodo, considerando anche che per molti professionisti la pensione non è l’unica entrata dopo l’accesso alle prestazioni.

Fondamentale per la valutazione dell’adeguatezza delle prestazioni è il sistema di calcolo delle pensioni. Così come per i lavoratori iscritti all’Ago, anche le Casse di previdenza avevano in passato sistemi di calcolo maggiormente ispirate a modelli reddituali come il retributivo, che offrivano pensioni più generose. In seguito, la necessità di riportare un equilibrio di lungo periodo, ha portato molte casse di previdenza dapprima a rivedere i parametri al fine di ridurre la copertura, per poi optare per un sistema contributivo, introdotto pro-rata. Le Casse istituite a norma del d.lgs.  103/96, inoltre, sono nate fin dall’inizio con l’obbligo di utilizzare il metodo contributivo.

Tale sistema rende più semplice mantenere un equilibrio per l’ente previdenziale, ma è fortemente influenzato dalla stabilità della carriera lavorativa e dal livello contributivo. Redditi altalenanti con possibili buchi contributivi potrebbero ridurre di molto la copertura previdenziale. Si consideri inoltre che i livelli contributivi base dei liberi professionisti vanno dal 10 al 22%. Immaginando un contributo soggettivo del 10% annuo per quarant’anni, è improbabile che si possano raggiungere rendite pensionistiche superiori al 22-27% dell’ultimo reddito. Laddove la pensione fosse l’unica entrata del lavoratore, ciò comporterebbe un abbassamento drastico del tenore di vita.

Quali strade stanno studiando le Casse di previdenza per consentire ai professionisti di migliorare l’adeguatezza della prestazione pensionistica?

L’esperienza ha mostrato diverse iniziative.

Alcuni enti hanno nel tempo incrementato l’aliquota della contribuzione soggettiva minima, ma in generale si è preferito introdurre la possibilità di effettuare versamenti aggiuntivi in modo totalmente volontario al fine di incrementare anche la pensione.

Un altro strumento utilizzato dalle Casse è stato il riconoscimento ai fini pensionistici del contributo integrativo (calcolato in percentuale del volume d’affari), che in genere era destinato al funzionamento della Cassa o al finanziamento di altre attività, come le prestazioni di natura assistenziale.

Non sembra invece molto seguita la possibilità di istituire forme di previdenza complementare o di favorire l’adesione a fondi pensione aperti. A parte l’esperienza di Fondosanità, le altre iniziative partite in passato non hanno avuto un grande successo.

Il tema dell’adeguatezza delle prestazioni merita senza dubbio approfondite riflessioni e in seno alle Casse di previdenza sta crescendo sempre di più l’interesse su quali iniziative siano perseguibili per invogliare maggiormente i professionisti a pianificare al meglio il proprio futuro previdenziale.

Mefop ha quindi lanciato un tavolo di discussione con gli Enti, somministrando un questionario, diretto a raccogliere dati utili alla valutazione dell’attuale copertura previdenziale dei professionisti e delle prospettive future.

 

 

Categorie: Casse di previdenza Temi: Contribuzione, Diritti e prestazioni
  • Luca Di Gialleonardo

    In Mefop dal 2002. Laureato con lode in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari. Si occupa di analisi quantitativa e segue i progetti informatici per i fondi pensione.

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