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L'accesso alle cure odontoiatriche, tra primo e secondo welfare

Valentino Santoni / Chiara Lodi Rizzini
13 febbraio 2026
TEMI MEFOP
  • Sanità integrativa
DESTINATARI
  • Fondi sanitari

Le patologie odontoiatriche possono rappresentare un serio problema di salute che va a incidere profondamente sulla qualità della vita delle persone, sulle loro relazioni sociali e, più in generale, sul benessere fisico e psicologico lungo l’intero corso della vita.

Nonostante ciò, l’odontoiatria occupa una posizione marginale all’interno dei sistemi sanitari universalistici. Anche nei Paesi dotati di un servizio sanitario pubblico ispirato a principi di universalità ed equità, la gran parte delle cure dentistiche è affidata al mercato privato e finanziata direttamente dalle famiglie attraverso la spesa “out of pocket”, che grava in modo significativo sui bilanci domestici.

Anche per questa ragione, negli ultimi anni si è sviluppato un “secondo pilastro” di protezione sociale: parliamo della sanità integrativa e, in particolare, dei fondi sanitari nati dalla contrattazione collettiva e dal welfare occupazionale. Questi strumenti hanno assunto un ruolo sempre più centrale nel consentire ai lavoratori e alle loro famiglie di accedere alle prestazioni odontoiatriche, riducendo almeno in parte l’onere economico individuale.

Tuttavia, l’espansione della sanità integrativa solleva interrogativi cruciali. Da un lato, essa rappresenta una risposta concreta a bisogni insoddisfatti e contribuisce a migliorare l’accessibilità alle cure, riducendo i tempi di attesa e socializzando i rischi sanitari. Dall’altro, potrebbe però rischiare di generare nuove disuguaglianze legate alla posizione lavorativa, al settore produttivo e alla tipologia contrattuale, escludendo ampie fasce di popolazione come i lavoratori precari, gli autonomi, i disoccupati e molti anziani.

Partendo da questi elementi, il Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare ha pubblicato a dicembre la ricerca “Accesso alle cure odontoiatriche: costi e opportunità (mancate) tra sanità pubblica e welfare bilaterale” che si concentra proprio sul ruolo delle forme di welfare integrativo nel campo dell’odontoiatria in Italia, a partire dall’analisi dei principali fondi sanitari istituiti da contratti e accordi collettivi nazionali.

Il ruolo crescente della sanità integrativa

La ricerca prende in esame 44 fondi sanitari attivi nel settore privato, considerati rappresentativi delle principali tendenze del welfare occupazionale in Italia.

L’89% dei fondi opera su scala nazionale, mentre solo 5 fondi (12%) hanno carattere regionale, tutti collocati nel Centro-Nord, a conferma delle persistenti disuguaglianze territoriali. Dal punto di vista settoriale, i fondi risultano particolarmente concentrati nel terziario e nei servizi (14 fondi) e nei comparti plurisettoriali (10 fondi), mentre alcuni settori del mercato del lavoro, come lavoratori domestici e agricoltura, risultano scarsamente coperti. La quasi totalità dei fondi (96%) prevede cure odontoiatriche (otturazione, avulsione, ecc.); seguono prevenzione/igiene orale (84%); visita dentistica (70%) e implantologia (70%).

Meno diffusi sono invece radiologia/esami di diagnostica e urgenze odontoiatriche, probabilmente perché già ben coperti dal SSN, suggerendo un ruolo integrativo nell’offerta dei fondi. Interessante notare come i fondi che prevedono le protesi siano meno diffusi dell’implantologia, aspetto che riflette l’evoluzione della tecnica e delle preferenze dei pazienti, che sono oggi molto più inclini alla seconda.

Tutti i fondi coprono gli iscritti, mentre solo il 54% prevede prestazioni per i figli e solo il 41% per il coniuge. Inoltre, sebbene l’erogazione presso strutture convenzionate resti la modalità dominante, per un buon numero di prestazioni può essere richiesto il rimborso per una prestazione fruita in una struttura di propria scelta. In particolare, si osserva come alcune prestazioni, come prevenzione/igiene orale, siano ancora molto concentrate sull’erogazione presso strutture convenzionate, mentre altre, come protesi e ortodonzia, sono disponibili anche presso strutture non convenzionate; questo probabilmente per andare incontro al fatto che il paziente preferisce rivolgersi, per questi servizi complessi, al proprio medico/studio di fiducia.

Conclusioni: verso un’integrazione più equa tra primo e secondo welfare

Il Servizio Sanitario Nazionale, pur mantenendo un ruolo fondamentale come presidio universalistico, appare oggi incapace di garantire un accesso effettivo e omogeneo alle cure dentistiche.

La sanità integrativa e il welfare occupazionale hanno saputo intercettare questo vuoto, offrendo soluzioni concrete a milioni di lavoratori. Tuttavia, è doveroso evidenziare che affidare la tutela della salute orale prevalentemente a questi strumenti può favorire alcune criticità, come: la frammentazione delle tutele, la selettività dell’accesso, la possibile deriva sostitutiva rispetto al welfare pubblico.

La sfida, quindi, è quella di ripensare le modalità di integrazione tra primo e secondo welfare. Ciò implica, da un lato, un rafforzamento dell’offerta pubblica almeno sulle prestazioni di prevenzione e di base, riconoscendo la salute orale come componente essenziale del diritto alla salute. Dall’altro, richiede una governance più chiara della sanità integrativa, orientata a criteri di equità, appropriatezza e sostenibilità, capace di valorizzarne il ruolo complementare senza trasformarla in un fattore di ulteriore disuguaglianza.

In questa prospettiva, l’odontoiatria può diventare un laboratorio di innovazione sociale e un ambito in cui sperimentare nuove forme di mutualità, percorsi di prevenzione incentivata, coperture per i grandi rischi e strumenti di inclusione anche per chi oggi
resta escluso dalle tutele contrattuali.

 

Valentino Santoni
www.secondowelfare.it/contatti/valentino-santoni.html

Laureato in Sociologia presso l’Università degli Studi di Bologna, nel corso del 2016 ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in Sociologia e Ricerca Sociale con una tesi intitolata “Il nuovo welfare tra impresa e territorio” e nel 2020 ha frequentato la Scuola di Alta formazione promossa dal Consorzio SIR e dall’Università degli Studi di Milano “Gestire un’impresa sociale“.
Da aprile 2016 collabora con il Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare, dove si occupa principalmente di welfare aziendale, conciliazione e welfare aziendale territoriale. Nel corso della sua attività ha partecipato alla stesura del Terzo, del Quarto e del Quinto Rapporto sul secondo welfare in Italia.

Chiara Lodi Rizzini

Chiara Lodi Rizzini è ricercatrice presso il Laboratorio Percorsi di secondo welfare dal 2012 e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano.
Ha conseguito nel 2022 il titolo di dottore di ricerca in Sociologia, Organizzazioni e Culture presso l’Università Cattolica di Milano, dove, nell’ambito del percorso su “Neo-mutualismo tra welfare, lavoro e pratiche di collaborazione”, ha realizzato la tesi sulle trasformazioni dell’housing, focalizzandosi sull’abitare collaborativo.
Si è laureata in Amministrazione e Politiche Pubbliche presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sul reddito di base e sulle politiche di contrasto alla povertà. Si occupa principalmente di housing, povertà e innovazione del welfare locale, con particolare attenzione alle nuove forme di coinvolgimento di comunità e cittadini.