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"Welfare bilaterale e territori: verso una tassonomia delle prestazioni", il working paper in uscita

02/03/2020 - Luca Cignanessun commento

Negli ultimi anni i limiti del welfare pubblico, la maggiore domanda di protezione per effetto della crisi e i nuovi rischi sociali hanno incoraggiato lo sviluppo degli Enti Bilaterali Territoriali (EBT), con l’obiettivo di rispondere ai bisogni emergenti in un’ottica di solidarietà.

Secondo le ultime stime, il nostro paese conta circa 500 EBT, caratterizzati da una forte differenziazione settoriale, funzionale e territoriale. Se la letteratura ha ampiamente vagliato la natura e la governance degli EBT, le prestazioni erogate dagli stessi hanno generalmente ricevuto poca attenzione da parte della ricerca. Ancora oggi non si ha un quadro completo dei benefici disposti dagli EBT, così come del valore degli importi, delle modalità di erogazione e dei destinatari. Questo rappresenta un paradosso, dato che gli enti bilaterali nascono proprio per offrire sussidi, beni e servizi al lavoratore e al nucleo familiare.

La mancanza di uno “strumento” utile a conoscere e monitorare le prestazioni offerte dagli EBT rende impossibile comprendere se e come la bilateralità “risponde alla domanda sociale che viene dal territorio” (Sandulli et al, 2015). Inoltre, l’assenza di uno schema di ricognizione delle prestazioni crea confusione tra gli enti stessi e a livello istituzionale.

Per rispondere a queste criticità, Mefop e Percorsi di secondo welfare, nel working paper in lavorazione, si pongono l’obiettivo di presentare lo stato della ricerca sulle prestazioni erogate dagli enti bilaterali, facendo tesoro del lavoro fatto finora per arrivare a una proposta di tassonomia delle prestazioni.

Attraverso un’analisi desk di siti web e documenti relativi agli EBT, si propone una schematizzazione comprensiva di cinque macro-categorie: previdenza e anzianità; sanità integrativa; istruzione; famiglia e conciliazione; sostegno al reddito; trasporti. Il censimento delle prestazioni erogate dagli EBT sarebbe un primo passo per chiarire i punti di forza e di debolezza del sistema, mettere in luce i divari tra territori e settori produttivi, e promuovere interventi di policy volti al miglioramento dei sistemi di welfare bilaterale territoriale.

 

 

Categorie: Fondi sanitari Temi: Welfare integrato
  • Luca Cigna

    È laureato in Politiche Pubbliche e Sociali a Sciences Po Paris. Nel suo percorso di ricerca si interessa di relazioni industriali, processi di trasformazione del lavoro e riforma dei sistemi di welfare in ottica comparata. Da Giugno 2018 collabora con il Laboratorio "Percorsi di secondo welfare", occupandosi di educazione finanziaria, bilateralità e innovazione sociale. Al momento lavora come research fellow presso l’Osservatorio sul Futuro del Lavoro (JSP) della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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