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Investimenti dei fondi pensione negoziali e sostegno all'economia reale
- Previdenza complementare
- Fondi pensione
I principali dati statistici diffusi dalla COVIP relativi al primo semestre del 2026 evidenziano un sistema della previdenza complementare in continua crescita. Alla fine di giugno 2026, le posizioni in essere presso i fondi pensione negoziali hanno raggiunto quota 4,826 milioni, con un incremento di 311.700 unità rispetto a dicembre 2025 (+6,9%).
La quota più rilevante dei nuovi aderenti deriva dall'entrata a regime del meccanismo del silenzio-assenso per i dipendenti pubblici della scuola assunti a tempo indeterminato a partire dal 2019. Il fondo di categoria registra infatti 239.800 posizioni a fine giugno 2026, con un incremento di 119.600 unità rispetto alla fine del 2025.
Incrementi significativi si registrano inoltre nel fondo destinato ai lavoratori del commercio (+36.700 aderenti), in quello dei metalmeccanici (+30.500 posizioni) e nel fondo dedicato al pubblico impiego (+25.200 posizioni).
Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano a 273,2 miliardi di euro, con una crescita del 4,3% rispetto alla fine del 2025. L'attivo netto dei fondi negoziali raggiunge 86,6 miliardi di euro, mentre i fondi aperti e i PIP si attestano rispettivamente a 45,9 e 61,9 miliardi.
I risultati conseguiti nel primo semestre del 2026 confermano altresì la capacità della previdenza complementare di generare rendimenti positivi in un orizzonte coerente con le finalità previdenziali. Considerando il periodo compreso tra l'inizio del 2016 e giugno 2026, le linee a maggiore contenuto azionario hanno registrato rendimenti medi annui composti compresi tra il 5,2% e il 5,6%, superiori alla rivalutazione del TFR, pari al 2,6%.
Questi numeri confermano come la previdenza complementare rappresenti non soltanto uno strumento di tutela del reddito pensionistico futuro, ma anche una potenziale leva di sviluppo economico.
Se da un lato emerge chiaramente quanto resti ancora da fare per ampliare la diffusione della previdenza complementare tra lavoratrici e lavoratori, dall'altro appare evidente l'enorme potenziale rappresentato dal patrimonio accumulato dai fondi pensione.
Molto si potrebbe discutere delle persistenti disparità tra i diversi segmenti del mondo del lavoro: tra settore pubblico e settore privato, tra lavoratori coperti da contrattazione collettiva e lavoratori non contrattualizzati, nonché tra occupati stabili e lavoratori discontinui. A ciò si aggiungono le questioni che riguardano il lavoro autonomo e le persone prive di occupazione. Si tratta di temi che richiederebbero un'analisi specifica e approfondita.
In questa sede, tuttavia, intendo soffermarmi sul tema degli investimenti.
Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito crescente sulla possibilità di destinare una quota maggiore del risparmio previdenziale all'economia reale. Tale discussione coinvolge organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, rappresentanti istituzionali e forze politiche di diversi orientamenti.
Occorre tuttavia ricordare che l'attività dei fondi pensione è disciplinata dal D.Lgs. n. 252 del 2005, che stabilisce il principio secondo cui la gestione delle risorse deve perseguire esclusivamente l'interesse degli aderenti, garantendo adeguati livelli di sicurezza, redditività e diversificazione.
A tale impianto normativo si affianca il Decreto Ministeriale n. 166 del 2014, che definisce i criteri e i limiti di investimento dei fondi pensione, imponendo principi di sana e prudente gestione, diversificazione dei rischi, controllo dei conflitti di interesse e coerenza tra investimenti e impegni previdenziali assunti verso gli iscritti.
In questo quadro regolatorio, il sistema dei fondi negoziali ha già avviato alcune esperienze significative di investimento nell'economia reale. Tra queste rientrano le iniziative sviluppate insieme a Fondo Italiano d'Investimento SGR e i progetti autonomamente promossi da singoli fondi pensione.
In tale ambito, il Fondo Perseo Sirio ha realizzato due importanti investimenti nell'economia reale italiana per un ammontare complessivo di 45 milioni di euro.
Il primo investimento, pari a 10 milioni di euro, riguarda il venture capital ed è destinato a iniziative a sostegno delle imprese del territorio laziale attraverso un fondo gestito da Vertis SGR, nell'ambito di un programma promosso da Lazio Innova. La scelta è stata favorita dalla presenza di meccanismi di mitigazione del rischio particolarmente rilevanti, tra cui la copertura delle prime perdite fino al 25% e una distribuzione asimmetrica dei rendimenti favorevole agli investitori.
Il secondo investimento, pari a 35 milioni di euro, è destinato al private equity italiano attraverso il fondo di fondi FOF PEI 3 gestito da Fondo Italiano d'Investimento SGR. La struttura dell'operazione consente una significativa diversificazione tra gestori, imprese partecipate e differenti finestre temporali di investimento. Particolarmente rilevante è il fatto che l'operazione sia realizzata all'interno del comparto garantito del fondo, beneficiando pertanto delle tutele previste dal mandato gestionale.
Protezione del capitale, rendimento ed economia reale dovrebbero rappresentare i tre pilastri attorno ai quali sviluppare una strategia moderna di allocazione del risparmio previdenziale.
Tuttavia, se si ritiene che l'investimento nell'economia reale domestica debba assumere una dimensione significativa, occorre interrogarsi sull'adeguatezza dell'attuale quadro normativo. Gli strumenti oggi disponibili consentono certamente iniziative innovative, ma spesso all'interno di spazi limitati e con un elevato livello di prudenza, coerente con la natura previdenziale delle risorse gestite.
Per questo motivo potrebbe essere opportuno avviare una riflessione condivisa tra legislatore, parti istitutive, COVIP e fondi pensione finalizzata a valutare eventuali aggiornamenti della disciplina degli investimenti, mantenendo fermo il principio prioritario della tutela del capitale e del rendimento degli aderenti.
Diversamente, il rischio è che gli interventi nell'economia reale rimangano confinati a esperienze pilota, esercizio accademico o a sperimentazioni di dimensioni contenute, incapaci di produrre effetti macroeconomici apprezzabili o di incidere significativamente sui rendimenti di lungo periodo.
In tale prospettiva, sarebbe auspicabile un salto di qualità nelle proposte elaborate dalle associazioni rappresentative dei fondi pensione e dalle parti istitutive, ricordando che tra queste figura anche lo Stato, in particolare con riferimento ai fondi del pubblico impiego.
Un'attenzione specifica merita proprio il comparto dei fondi pensione dei dipendenti pubblici, che negli ultimi anni ha registrato una delle più rilevanti dinamiche di crescita in termini di adesioni e patrimonio potenziale (considerando che il TFR rimane nella “cassa” INPS, pur con rivalutazione legata al profilo di investimento scelto dall’aderente).
In questo contesto potrebbe risultare interessante studiare strumenti che consentano, nel rispetto dei principi di sicurezza, redditività e diversificazione previsti dalla normativa vigente, di finanziare opere pubbliche e infrastrutture sociali quali scuole, università, studentati, edilizia residenziale pubblica, ospedali e Case di Comunità.
Esperienze analoghe sono presenti in diversi Paesi europei. Nei Paesi Bassi, alcuni grandi fondi pensione investono da anni in infrastrutture, energia rinnovabile e housing sociale. In Danimarca, fondi come ATP e PKA hanno partecipato a investimenti in reti energetiche, infrastrutture e progetti immobiliari di interesse collettivo. Nel Regno Unito, numerosi schemi pensionistici hanno incrementato l'esposizione verso infrastrutture, private equity e investimenti produttivi nazionali nell'ambito della cosiddetta strategia di "productive finance". Queste esperienze mostrano come il sostegno all'economia reale possa essere compatibile con gli obiettivi previdenziali quando gli investimenti sono caratterizzati da adeguata diversificazione, rigorosa valutazione dei rischi e una governance solida.
La sfida, dunque, non è scegliere tra tutela del risparmio previdenziale e sviluppo economico, ma costruire un quadro normativo e operativo capace di perseguire entrambi gli obiettivi con equilibrio, trasparenza e responsabilità. In questo modo il patrimonio accumulato dai lavoratori e dalle lavoratrici potrebbe contribuire non solo alla costruzione di pensioni più adeguate, ma anche al rafforzamento del sistema produttivo e infrastrutturale del Paese.
Tutto ciò potrebbe trovare un piccolo spazio nei futuri Programmi elettorali.
Wladimiro Boccali
consigliere Mefop, già PerseoSirio