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Invecchiamento, fragilità e non autosufficienza in Italia: le sfide per il welfare contrattuale

01/04/2019 - Damiana Mastantuononessun commento

Il ridimensionamento delle risorse pubbliche, per la copertura del complesso rischio di “fragilità della popolazione anziana” (in termini sanitari, sociali, economici) ha fatto emergere numerose iniziative da parte del privato che dovrebbero essere riconsiderate a partire da una riflessione organica che prenda le mosse dalle coperture offerte dal sistema di base.

Il tema dell’invecchiamento è all’ordine del giorno delle agende politiche di tutti i paesi dell’Europa  e in Italia assume una dimensione particolare non tanto a causa di un problema quantitativo, dato dalla esiguità della spesa legata alla Long term care, - la spesa è in linea con quella Europea - quanto di un problema qualitativo legato alla frammentazione/sovrapposizione degli interventi, alla conseguente inappropriatezza delle prestazioni e alla dispersione delle risorse.

In Italia infatti la spesa pubblica per assistenza continuativa è composta per la maggior parte da trasferimenti monetari, affidati alle capacità di caregiver formali o informali (su questo tema si rinvia all’articolo di I. Mastrobuono e G. Labate, nella rivista Prospettive, n. 2/2017), in un contesto di instabilità reddituale e sfaldamento dei nuclei familiari. 

Prima ancora di questi problemi legati alla strutturazione della spesa, è opportuno ricordare che una delle principali questioni aperte in materia è la mancanza di una definizione univoca di non autosufficienza, in grado di comprenderne a pieno il significato nella sua componente economica e sociale oltre che sanitaria.

La non autosufficienza è un concetto ampio, correlato sia all’età che allo stato di salute dell’individuo, e si esprime non soltanto nella capacità totale o parziale di compiere le normali azioni della vita quotidiana ma anche nel non riuscire a far fronte a quelle esigenze di natura economica e sociale che si concretizzano in un adeguato reddito, un’abitazione con caratteristiche microclimatiche, strutturali e di accesso compatibili con l’igiene e la sicurezza dell’ambiente e dell’individuo e una rete sociale protettiva

La definizione di Long Term Care si trova in L.Beltrametti, I.Mastrobuono; R.Paladini: L’assistenza ai non autosufficienti: aspetti di politica economica e fiscale. Relazione per il Gruppo di lavoro intercommissione sulla riforma fiscale del Cnel, anno 2000.

 

Una simile definizione ispirata a quelle adottate nei paesi industrializzati dove vigono Fondi ad hoc, come la Germania e i Paesi Bassi, si discosta evidentemente dalle definizioni utilizzate in Italia sia dal legislatore (invalidità e assistenza globale e continua di lunga durata ex l.  104/1992, art. 33 c. 3) o titolarità di indennità di accompagnamento ex l. 18/1980) che dal mercato (d.m. 22.12.2000 e d.m.27.10. 2009).

Le definizioni parziali appena richiamate hanno spesso ridotto il tema della non autosufficienza in confini troppo ristretti, escludendo la cronicità, le demenze e - in qualche caso - anche patologie gravi non direttamente incidenti sulle cd. Adl.

Ovviamente risulta imprescindibile una rivisitazione del sistema pubblico di tutela della non autosufficienza. In questo senso, possono annoverarsi alcuni piccoli passi realizzati di recente che meritano di essere valorizzati e soprattutto completati. Tra questi va ricordata sicuramente la legge  n. 205 del 2017 (legge di bilancio del 2018) che ha istituito,  al comma 254, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il “Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, con l’obiettivo di garantire la copertura finanziaria a favore degli interventi in materia di cura non professionale svolta dal c.d. caregiver familiare. Un passo molto importante che ad oggi comunque è subordinato all’esistenza delle risorse stanziate (cfr. circolare Inps n. 33/2018).

In un contesto tanto complesso, un ruolo di sostegno alla spesa sanitaria a rilevanza sociale e alla spesa sociale a rilevanza sanitaria può sicuramente essere offerto dall’ utilizzo virtuoso delle risorse private. Sono, infatti, notevolmente cresciute le risorse destinate allo sviluppo di quello che si può definire in modo ampio sistema del “welfare contrattuale” nella sua dimensione più ampia e variegata che comprende i fondi pensioni, i fondi sanitari e gli enti bilaterali non tipizzati. Soggetti questi chiamati sempre di più ad intervenire su tematiche strategiche e fortemente interconnesse come quello della conciliazione e della non autosufficienza. Eppure, anche nel sistema privato il rischio è quello di ripercorrere pedissequamente i difetti del sistema pubblico: disorganizzazione e scoordinamento; scarsa qualità e inappropriatezza delle prestazioni; dispersione delle risorse.

 

Di questi temi discuteremo nel secondo appuntamento del ciclo SANIWELF 4.0, un progetto Mefop e Politecnico di Milano in materia di “ Disabilità, fragilità e non autosufficienza”.

 

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Categorie: Fondi sanitari Temi: Sanità integrativa, Welfare integrato
  • Damiana Mastantuonomastantuono@mefop.it

    In Mefop dal 2000. Avvocato Specialista in lavoro e previdenza. Laureata con lode in Giurisprudenza. É responsabile della formazione e dei "progetti speciali" di Mefop e collabora alle attività dell'area normativa e istituzionale.

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