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Codice di autoregolazione per i fondi sanitari: una via possibile ?

Damiana Mastantuono
28 aprile 2016
TEMI MEFOP
  • Sanità integrativa
  • Organizzazione e Comunicazione
DESTINATARI
  • Fondi sanitari

Il sistema dell’assistenza sanitaria integrativa cresce per importanza e per dimensioni in un contesto scarsamente regolato, in cui peraltro non vi è chiarezza su istituti giuridici, regole e incentivi.

In questo quadro i fondi sanitari possono intraprendere due vie:

  1. Quella di rimanere soggetti passivi del processo, adeguando la propria struttura al dettato legislativo che man mano verrà definendosi. Ovviamente si potranno servire degli strumenti formali ed informali di consultazione grazie ai quali comunque viene garantita una forma di partecipazione che rimane però sul piano della reazione di indicazioni provenienti dai legislatori.
  2. Una seconda e più promettente via è quella di contribuire a definire uno spazio auto-regolamentare minimo da collocare tra le leggi e gli statuti, diretto almeno ad assicurare il coordinamento tra i fondi nella implementazione della legislazione e la promozione di politiche dirette a valorizzare il ruolo e le responsabilità della assistenza sanitaria integrativa.  

La molteplice esperienza delle forme di assistenza sanitaria integrativa che si sono sviluppate in questi anni e le molteplici prassi virtuose adottate da molti stakeholders del sistema stesso, suggeriscono che il tempo è maturo perché gli stessi attori valutino l’assunzione di un ruolo diretto nella definizione degli strumenti di "governance" che elevino l’accountability e favoriscano il completo sviluppo del settore.

Tale sviluppo certamente dipende dalle politiche pubbliche, sia fiscali che regolative, ma non può essere consegnato solo ad esse. Gli obiettivi della trasparenza e della concorrenzialità tra fondi e tra forme che effettivamente consentano il perseguimento della finalità sociale di un sistema di assistenza sanitaria integrativa devono conseguirsi promuovendo un ruolo attivo degli attori stessi. In particolare, in un contesto in cui l’aumento dei livelli regolativi potrebbe rappresentare la costituzione di barriere, seppure implicite, al libero sviluppo dei Fondi sanitari o di alcune tipologie, la risposta autoregolamentare può offrire un contributo decisivo che anticipa l’impiego di strumenti di coordinamento adottabile dai legislatori pubblici.

Tracciare efficacemente una mappa del sistema, delineare i principi basilari ed evidenziare le aree problematiche del settore potrà consentire diversi obiettivi:

  • La creazione di un codice comunicativo unico che permetta a tutti gli attori di condividere proposte legislative ed operative
  • La creazione di un humus culturale in materia che consenta al legislatore di sistematizzare con più facilità ed efficacia a livello normativo
  • La creazione di un sistema di regole minimali ma fortemente specifiche e in molti casi più evolute di quelle che riguardano sistemi codificati di welfare integrativo.

Con riferimento a quest’ultimo passaggio, si segnala l’importanza che l’autoregolazione potrebbe assumere nella disciplina di aspetti già regolati in altri settori limitrofi, ma in modo non efficace, con particolare riferimento non solo alla normativa di dettaglio ma anche alla policy di allocazione del potere regolativo tra diversi livelli e soggetti.

L’autonomia negoziale rimane certamente una risorsa essenziale per assicurare la concorrenzialità tra fondi e forme assistenziali. Essa però non è da sola sufficiente ad assicurare la costruzione di un sistema in cui i diritti dei beneficiari siano efficacemente garantiti. Per questa ragione occorre che la tutela dei principi generali venga perseguita attraverso politiche condivise in quadro di cooperazione tra tutti i Fondi e le stesse Istituzioni.
In questo quadro sarà però necessario disegnare un sistema, che pur nel rispetto delle differenze tra i vari soggetti che operano nel settore, assicuri il rispetto dei principi generali ed in particolare il coordinamento tra le diverse forme.

Solo in un secondo momento, segnatamente dopo la scrittura e condivisione di un codice minimo, sarà opportuno valutare un sistema che assicuri l’effettività dell’autoregolazione. Più specificamente occorre evidenziare infatti che, oltre alla funzione di definizione di standard appropriati in materia di governance, di trasparenza, di sistema, di modalità di esercizio della funzione di “investitore istituzionale”, si potrebbero prevedere proprio all’interno del codice strumenti adeguati a garantirne la stessa effettività.

Tuttavia, anche senza arrivare a definire strumenti di verifica e controllo, la mera condivisione di un codice redatto con la collaborazione di un soggetto terzo come Mefop potrebbe costituire il  primo passo per il consolidamento del sistema, e per l’innalzamento dei livelli di responsabilità e dunque di accountability.

 

Damiana Mastantuono
Mefop

In Mefop dal 2000. Avvocato Specialista in lavoro e previdenza. Laureata con lode in Giurisprudenza. É responsabile della formazione e dei "progetti speciali" di Mefop e collabora alle attività dell'area normativa e istituzionale.